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Identità Digitali

Identità Digitali - psicologia napoli

Pubblicato il 18 Novembre 2011 dal dr. Marco  Volpe

 

IDENTITA’ DIGITALI

  

 

Il desiderio profondo dell’uomo è quello di sconfinare dalla propria identità, rompere ciò che lo definisce e lo chiude, declinare la molteplicità dell’essere, sentire la voce del desiderio che finalmente parla.” 

  

E’ di qualche anno fa una notizia  che  suscitò clamore,  creando   un precedente nuovo ed originalissimo. Il fatto a cui si fa riferimento  avvenne in Giappone dove una donna quarantenne aveva virtualmente  contratto matrimonio con un uomo di 33 anni attraverso un social network, Maple Story. Dopo poco l’uomo, come succede anche nella vita reale,  decise di divorziare, virtualmente, senza apparente motivo e senza fornire alla donna alcuna spiegazione. Quest’ultima, accortasi dell’accaduto andò realmente su tutte le furie,  dando seguito alla sua rabbia uccidendo virtualmente il suo ex-marito virtuale, ovvero eliminando dal social network il suo “avatar”, la sua identità digitale, grazie ai dati di accesso che si erano scambiati nella fase del matrimonio. L’uomo vistosi eliminato si  rivolse all’autorità costituita nel mondo reale, sporgendo formale denuncia. Il seguito fu che  l’ignara donna assistette alla concretizzazione delle sue malefatte virtuali quando si vide notificare il mandato di arresto da due reali poliziotti in carne, ossa e uniforme. 

La peculiarità di questo evento è che rappresenta un ponte di collegamento tra virtuale e reale. Questi due sistemi interagisco sempre  più ampiamente specie con la massiccia diffusione di comunità virtuali nel web, basti pensare al fenomeno  Facebook.  Ma questi due mondi, virtuale e reale, hanno diverse regole, codici differenti, linguaggi diversi sia in termini di sintassi, semantica e ovviamente di pragmatica. Inoltre, l’identità che si assume nel reale e nel virtuale è differente indipendentemente dal fatto che si usi o meno un avatar, un nickname, uno pseudonimo o la propria reale identità. Essendo infatti diverso il sistema in cui si interagisce, e le regole di linguaggio e comportamento, chiunque si relazione nella rete informatica sperimenta una sorta di fisiologica dissociazione da sé. Sebbene colui che digita la tastiera del pc, interagendo a vari livelli con svariati individui nel sistema virtuale, sia il medesimo che si muove ed agisce al contempo nel suo ufficio o nella sua abitazione, è contemporaneamente due cose, ha due identità: una reale e una virtuale che possono collimare o differire totalmente.  

Ciò che sancisce una sorta di paradosso è l’impossibilità della simultanea coesistenza nell’istante, nel qui e  ora dei due sistemi, reale e virtuale, e della persona che vi interagisce. Ovvero il reale e il virtuale si dipanano parallelamente e l’utente salta anche con istantanea rapidità dall’uno all’altro. Tuttavia, come dimostra la notizia di cronaca giapponese, talvolta i due mondi si incontrano o peggio si scontrano. 

La domanda è: cosa determina la  trasformazione del virtuale in reale?  

Di sicuro sono  vere le sensazioni e le emozioni che vengono elicitate dall’interazione digitale: attraverso una chat ci si può divertire, arrabbiare, eccitare o perfino innamorarsi. Ma anche un semplice sms può attivare risposte emotive: fastidio, ilarità, compiacimento. Fin qui niente di nuovo: il digitale, il virtuale possono suscitare emozioni vere, le stesse attivate da stimoli concreti, reali. Ciò  era già ben  noto, lo avevamo  sperimentato da tempo attraverso il cinema o  la televisione, ciascuno di noi sicuramente avrà riso o pianto o  si sarà spaventato vedendo un film che di sicuro non è vita reale. 

La novità sta nel fatto che,  al di là delle sensazioni ed emozioni suscitate attraverso internet, nell’interazione che avviene nel web, che è assolutamente su un piano virtuale, non tangibile, in alcuni casi avviene una confluenza: questi due diversi sistemi, questi due mondi si mischiano, si invischiano e il virtuale si materializza e diviene reale.  Ciò che getta questo ponte di collegamento, che determina una continuità tra reale e virtuale sta nelle conseguenze. Ovvero tutte le parole, le azioni agite nel web che erano intangibili, aleatorie assumono spessore e consistenza reale quando determinano conseguenze reali, quando la loro rilevanza pragmatica, nel senso di influenza del comportamento altrui, è talmente forte che le soluzioni virtuali non bastano più da sole ma si ricercano conseguenze reali, concrete, tangibili. 

Si immagini, per esempio, che una giovane donna, sposata, con figli, combatta la noia di certe giornate navigando nel web e che qui si imbatta in un giovane uomo. L’uomo  vive in un'altra città a centinaia di chilometri di distanza, immaginiamolo single, e che i due incomincino a chattare, a comunicare prima per svago poi per curiosità. Progressivamente ciò che era nato come un futile passatempo diventa un appuntamento ricorrente, uno spazio virtuale in cui i due si confrontano, ridono, si comprendono e si intendono piacevolmente. Non è difficile immaginare che l’uomo e la donna attendano con entusiasmo questi innocenti momenti di evasione dalla realtà quotidiana e che rassicurati dalla distanza, dal mezzo virtuale, e dal fatto che si sta insieme ad un estraneo pur restando al proprio posto, nella propria casa, con la propria famiglia, ci si possa sbilanciare in complimenti, attenzioni, effusioni digitali. Ciò che è, illusoriamente,  rassicurante è che  la complicità, l’intesa, l’intimità che si genera in quell’interazione  possa essere resettata come un gioco o un programma del pc, cancellata, eliminata istantaneamente come un file.  

Si immagini ora però che un giorno, magari uno meno normale degli altri, come potrebbe essere il 31 dicembre, il giovane uomo si senta preso dalla scoramento e si convinca che l’unica che possa lenire e consolare questa insopportabile sensazione sia  la sua amica, la sua compagna virtuale, ma che non gli siano più sufficienti i contatti e le attenzioni digitali ma  gli sia indispensabile  una presenza fisica, un contatto umano, un abbraccio caldo e avvolgente.  

Sospinto da questi pensieri, questi desideri l’uomo si convinca che non  basti più navigare il web ma sia necessario colmare la distanza geografica e virtuale  e agire. Motivato da simili propositi si metta in viaggio fino ad arrivare alla porta della sua amica, della sua amata, della sua meta. Chi gli apre è una donna in tenuta da casalinga, circondata da addobbi natalizi,  intenta a districarsi tra figli, marito, anziani genitori, suoceri e parenti vari.  

A quel punto tutte le parole espresse nel web, tutte le attenzioni ed emozioni virtuali tutti i byte scambiati, ogni anonima sequenza di zero e uno assume consistenza, si plasma di concretezza e genera conseguenze grottescamente reali. 

 

Fonti: 

- http://www.foxnews.com/story/0,2933,443767,00.html 

-http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/esteri/delitto-virtuale/delitto-virtuale/delitto- virtuale.html 

- Cantalupo, P. (2008). Curarsi con il Cinema. Napoli: Tullio Pironti.  

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