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Ristrutturazione Cognitiva

Ristrutturazione Cognitiva - psicologia napoli

“La ristrutturazione non attira l’attenzione su qualcosa, ma insegna un altro gioco, rendendo obsoleto il vecchio gioco” (Wittgenstein).

Tra le tecniche cognitivo comportamentali efficaci nel trattamento delle problematiche psicologiche, la “ristrutturazione cognitiva” rappresenta uno degli strumenti operativi che consiste nell’esaminare le cognizioni del soggetto in riferimento ad un evento insieme con le conseguenti reazioni emotive e comportamentali, aiutando la persona a produrre delle modificazioni nel suo modo di pensare disfunzionale più o meno consapevole, relative al mondo esterno e a se stessi.

Nasce da un presupposto epistemologico fondamentale: l’uomo è un essere ragionevole. Quindi ciò che crea sofferenza nasce da schemi patogeni originatisi prevalentemente nelle prime esperienze di attaccamento che orientano successivamente le nostre relazioni e i nostri comportamenti. Pertanto il lavoro clinico con la persona con un disagio psicologico è orientato non tanto al riconoscimento che uno schema disfunzionale personale non è giusto o sbagliato (perché non è un’affermazione scientifica) ma che è dannoso al proprio benessere, quale sorta di ideologia personale non sempre idonea.

Il principio di base su cui si basa questa tecnica è che le “cognizioni” sono in grado di determinare le emozioni, per cui, per modificare queste ultime, e per viversi uno stato di benessere interiore, occorre previamente modificare le cognizioni corrispondenti.

Come sosteneva W. Shakespeare “Non esiste nulla di buono o di cattivo, ma è il pensiero che lo rende tale”.

La ristrutturazione cognitiva si declina in una prospettiva realistica e razionale al fine di attivare nuove catene associative, cambiare prospettiva nel modo di viversi gli eventi e gli altri.

Tale metodologia di intervento si avvale dell’applicazione dell’ABC, un modello che permette l’identificazione e il riconoscimento dei pensieri che la persona formula sugli eventi, alcuni di essi risultano disfunzionali perché creano disagio e sofferenza, allontanano dagli scopi e tendono ad autoperpetrarsi nonostante la loro inefficacia (Mancini Gangemi 2002). Ellis (1962) individua nei pazienti una serie di pensieri disfunzionali  e li organizza all’interno di categorie:

·         pensiero dicotomico: le cose sono viste in termini di categorie mutualmente escludentisi senza gradi intermedi. Ad esempio, una situazione o è un successo oppure è un fallimento; se una situazione non è proprio perfetta allora è un completo fallimento. ("o tutto o nulla");

·         ipergeneralizzazione: anche definito come "globalizzazione"; uno specifico evento è visto come una caratteristica di vita in generale o globale piuttosto che come  un evento tra tanti. Ad esempio, concludere che se qualcuno ha mostrato un atteggiamento negativo in una occasione, non considera poi le altre situazioni in cui ha avuto atteggiamenti più opportuni. ("di tutta l'erba un fascio");

·         catastrofizzare: gli eventi negativi che possono verificarsi sono trattati come intollerabili catastrofi piuttosto che essere visti in una prospettiva più pratica e moderata. Ad esempio, il disperarsi dopo un brutta figura come se fosse una catastrofe terribile e non come una situazione semplicemente imbarazzante e spiacevole. ("è terribile se...);

·         ragionamento emotivo: considerare le reazioni emotive come reazioni strettamente attendibili della situazione reale. Ad esempio, concludere che siccome ci si sente sfiduciati, la situazione è senza speranza. ("se mi sento così allora è vero");

·         doverizzazioni: l'uso di "dovrei", "devo", "bisogna", si deve", segnala la presenza di un atteggiamento rigido e tendente alla confusione tra "pretendere" e "desiderare", e ciò è in diretta connessione con regole personali. Ad esempio, il pensare che un amico deve stimarci, perchè bisogna stimare gli amici. ("devo ...", "si dovrebbe ...", "gli altri devono ...");

·         etichettamento: identificare qualcuno tramite una etichetta globale piuttosto che riferirsi a specifici eventi o azioni. Ad esempio, il pensare che si è un fallimento piuttosto che si è inadatti a fare una certa cosa. ("è un .....").

La tecnica della ristrutturazione cognitiva prevede la messa in discussione dei pensieri che vengono discussi nel valore assoluto che assumono per l’individuo e sostituiti con altri più realistici … la ristrutturazione cognitiva non equivale quindi all’assunzione di un pensiero positivo, ma consiste nell’aiutare le persone a formulare valutazioni più aderenti alla realtà.